E che la firma Maligno nasconda una sensibilità e una storia differenti' lo dimostrano parecchi fattori. A partire dai primordi dell'azienda. Quando nonno Salvatore - falegname eccellente (fu, tra le altre cose, il primo arredatore della famiglia Grimaldi di Montecarlo) - capì che il legno è un'arte dal sapere talmente antico e vicino all'uomo che non solo non va dispersa. Va ascoltata. "Abbiamo sempre pensato che il dialogo sia essenziale per tutto - prosegue Andrea Maligno - Per questo ci siamo sempre proposti come palcoscenico ideale per gli architetti". A proposito di dialogo. Se c'è una persona che preferisce esprimersi attraverso la forza invisibile del legno più che con le parole è Giorgio Maligno. Il Cavaliere del Lavoro (è stato appena insignito dell'onorificenza) aveva appena otto anni quando decise di percorrere le stesse orme di papà Salvatore.
Tra lui e l'anima del legno si è instaurato un linguaggio nascosto che rende le sue creazioni inimitabili. Basti pensare al teatro Grace Kelly di Montecarlo o a tutti gli interventi che hanno reso la sua impronta inimitabile. è affascinante sentirlo parlare quando - vinta la sua proverbiale ritrosia - spiega le differenti tipologie di realizzazione che si possono fare con, ad esempio, un noce o della magia del profumo del legno. Ora sta restaurando un castello settecentesco nei pressi di Torino per la famiglia Guidoni. La sua ricerca dell'armonia tra ambiente esterno, materiali interni ed intervento architettonico appassiona.
"Bisogna dare l'anima a ciò che si fa- racconta - Anche perché il colpo di matita dell'architetto è poesia che va interpretata e noi dobbiamo essere i realizzatori di ciò che gli architetti pensano. è uno scambio e una crescita comune. Solo così nascono lavori come l'atelier di Helmut Newton. Tutto ciò che creiamo è una creatura vivente. Sono orgoglioso di accorgermi che pure le nostre maestranze condividono questo principio. Vuol dire che la trasmissione di ciò che si è imparato è andata a buon fine. Quella del falegname è una grande cultura".
Una cultura che non conosce cristallizzazioni nel passato. Giorgio Maligno - da quando ha cominciato, nel 1958 - ha saputo adeguare ai tempi il suo sapere. Anche creando macchinari, molti dei quali sono stati meccanizzati.
"Il lavoro del falegname è il più difficile del mondo, si deve aggiornare continuamente - sorride - Ho anche un'anagrafica dei miei macchinari.
Ciò non toglie nulla al lavoro insostituibile dell'artigiano. Bisogna, però, permettere all'artigiano di saper tradurre al meglio ciò che chiede l'architetto.
è lo scambio tra chi, in un progetto, porta la mente e chi le braccia. Senza dimenticare che, la
differenza, va fatta nella qualità".